TVR TAMORA

Regina guerriera

ANNO: 2002

La terza TVR entrata a far parte della collezione di Passione Classica ha origini nobili ed un temperamento da guerriera. La Tamora, nome ripreso dalla regina dei Goti nel “Tito Andronico” di Shakespeare, è una rara perla di artigianato “made in Britain”.

Potente, veloce, bilanciatissima: tra le migliori roadster mai provate. Da poco è anche diventata auto storica…

Cenni storici

Made in Blackpool - cenni storici

Ogni TVR narra la storia del suo fondatore, l’ingegnere inglese TreVoR Wilkinson (da cui TVR), e del suo sogno iniziato nel 1947 come produttore di auto sportive. Una realtà tra le tante in Gran Bretagna, terra di motori che nel corso degli anni ha prodotto alcune delle vetture più apprezzate della storia. Dopo i primi successi commerciali e sportivi, Wilkinson cedette l’azienda nel 1965 a Martin Lilley, che onorò il suo predecessore fino al 1981, anno in cui iniziò la cosiddetta “Peter Wheeler Era”. Oltre alle numerose partecipazioni in varie categorie del motorsport mondiale, Peter Wheeler caratterizzò ancor di più la gamma, enfatizzando l’eccentricità del prodotto TVR con una ricercatezza unica nel design di interni ed esterni. Vetroresina di altissima qualità per le carrozzerie, rivestimenti in pelle pieno fiore per gli interni, componenti in alluminio lavorato dal pieno; tutti materiali di primissimo livello a caratterizzare ancor di più l’artigianalità di queste opere d’arte su ruote. Mr. Wheeler, imprenditore e genio che ebbe il merito di trasformare un’“officina meccanica” in un’azienda conosciuta in tutto il mondo, raggiunse l’apice della sua spregiudicatezza quando decise che TVR avrebbe dovuto abbandonare i propulsori Rover (utilizzati fino al 1996) per costruire autonomamente motori sportivi. Così, supportato da Al Melling (ingegnere con un passato in Formula 1—vedi Benetton, Leyton House, ecc…) e John Ravenscroft, creò gli aspirati “Speed Eight” (sigla “AJP8”) e “Speed Six” (AJP6) montati sulle meravigliose Cerbera, Tuscan, T350, Sagaris e Tamora. Quest’ultima, concepita all’alba del nuovo millennio ed equipaggiata con il 6 in linea da 3,6 litri, avrebbe dovuto assecondare un mercato che richiedeva alte prestazioni e facilità di utilizzo; l’obiettivo per gli uomini di Blackpool era infatti quello di realizzare una TVR meno scorbutica delle altre in gamma, un’auto prestazionale come da tradizione, ma più casa-ufficio: in stile SLK e Boxster, per intenderci.

Il risultato? 1060 kg per 350&nbps;cv, zero ABS, nessun airbag. Beh, la missione, almeno da questo punto di vista, non fu del tutto riuscita… Pare infatti che alla TVR vi fosse una sorta di naturale avversione alle “sportive borghesi” ed un’innata propensione a creare auto senza compromessi (o quasi) per i puristi della guida. Il team di ingegneri coinvolti nel progetto TVR Tamora riuscì tuttavia a sviluppare qualcosa di assolutamente inedito, pur senza tradire le peculiarità del brand. Il primo prototipo della “piccola TVR” venne così esposto al NEC Motor Show di Birmingham nel 2000; rivisto e corretto fu poi presentato ufficialmente nel dicembre del 2001 e le prime consegne iniziarono a febbraio 2002. Il design era opera del centro stile TVR capeggiato da Damian McTaggart, una garanzia (sue la Tuscan e la Cerbera), mentre fu ovviamente Peter Wheeler ad approvare il progetto in via definitiva. Si trattava di una due posti con carrozzeria targa/roadster, cioè con la possibilità di rimuovere il tetto rigido (targa) e di ripiegare anche il soft top dietro i sedili (configurazione roadster); interni molto curati, bagagliaio spazioso ed un’estetica a tutto-tondo, con linee curve a disegnare un anteriore pulito e più “tradizionale”, cui si contrapponeva un posteriore eccentrico, di forma ovoidale e dalle dimensioni generose, enfatizzate dalle piccole luci posteriori incastonate all’interno di elementi circolari. A rompere lo schema tutto-curve uno splitter posteriore, piuttosto sporgente, utile per il carico aerodinamico alle alte velocità ed efficace nel conferire stabilità visiva e risalto alla carreggiata. Belli i due terminali di scarico, anch’essi circolari, ai lati della targa. La Tamora fu accolta bene dal pubblico, forse proprio perché più versatile e meno estrema delle altre vetture a listino. Ma i problemi economici continuavano da tempo a flagellare le casse della TVR; così, nel 2004, il giovane russo Nikolai Smolenski subentrò a Peter Wheeler e, dopo qualche debole tentativo di tenere a galla l’azienda, fu costretto a chiudere i cancelli nel dicembre del 2006; le Tamora prodotte furono quindi solo poco più di 350.

La fine di un’era, quella di Blackpool.

Oggi il marchio è tornato a far parlare di sé ma, inutile dirlo, le logiche produttive in fatto di auto sono cambiate.

Scheda tecnica

  • CARROZZERIA: Targa/Spider
  • POSTI: 2
  • LUNGHEZZA: 397,4 cm
  • LARGHEZZA: 171,5 cm
  • ALTEZZA: 120,4 cm
  • PESO: 1060 kg
  • MOTORE: TVR Speed Six 24v
  • CILINDRATA: 3605 cc
  • POTENZA: 340 cv circa
  • ALIMENTAZIONE: Benzina
  • TRAZIONE: Posteriore
  • CAMBIO: Manuale
  • VELOCITÀ: 270 km/h

Alla guida – “vicina alla perfezione”

Certo, la piattaforma ed il motore sono gli stessi della Tuscan, ma per mettere a punto la TVR Tamora è stato fatto un profondo lavoro su assetto ed handling in generale e questo si sente nell’immediato, percorsi i primi metri. Se la Tuscan infatti risulta essere un imprevedibile cavallo selvaggio da trattare con molta cautela, questa sua sorellina è quanto di meglio si possa mettere su strada. Ripartizione dei pesi quasi perfetta (51% sull’assale anteriore e 49% sul posteriore), dischi ventilati su tutte e 4 le ruote ed un servosterzo comodo in fase di manovra ma chirurgico durante l’utilizzo sportivo; ideale poi il rapporto tra il passo e la carreggiata, quasi da “golden ratio”. La drastica riduzione degli sbalzi e dei pesi oltre gli assi annulla le inerzie da gestire nei cambi di direzione, a tutto vantaggio di una dinamica di guida che, lo dico con cognizione di causa, è simile a quella di una Lotus Elise. Gomme maggiorate, differenziale posteriore meccanico a slittamento limitato: al volante della Tamora è possibile avvertire il limite di aderenza persino su asfalto bagnato, salvo ricordare che non ci sono ausili elettronici, che tutto è nelle mani del pilota e che quel tutto è una TVR (testa sulle spalle…). Come accennato l’atmosfera a bordo è esclusiva grazie al grande lavoro su design e finiture; non mancano i dettagli racing: primo tra tutti la strepitosa pedaliera in alluminio. Il suono dello scarico, che produce un caratteristico borbottio in rilascio, non risulta mai invadente sotto i 3.000 giri/min; è infatti in allungo che la voce della Tamora si fa rauca e ruvida, via via che la spinta dello Speed Six diventa più costante e decisa. Motore da competizione questo 3.6, più fruibile e migliorato rispetto alle prime unità prodotte; tuttavia per garantirgli un’efficienza sempre ottimale, si rende necessario un corretto approccio che passa dal rispetto delle modalità di utilizzo. Nulla di così strano: in teoria dovrebbe essere una regola valida per tutte le auto (a maggior ragione per quelle ad alte prestazioni), ma i proprietari, si sa, a volte hanno più potere d’acquisto che passione. Una volta che avrete capito di che pasta è fatta Tamora, non troverete altre storiche in grado di darvi un feeling di guida così sincero, unito al piacere di possedere un oggetto raro ed esclusivo come pochi. Basti pensare che questa inglese arrivò seconda classificata al prestigioso premio della rivista “EVO” (ECOTY) come auto del decennio, nel 2009. Fu insolito vedere una TVR posizionarsi davanti ad Aston Martin Vanquish e Lotus Elise, solo per citarne alcune. Ma Harry Metcalfe (il fondatore di Evo) non ci trovò nulla di strano e disse: “È una roadster vicina alla perfezione”. L’Automobile Magazine nel 2002 scrisse: “La Tamora è una di quelle divoratrici di chilometri squisitamente bilanciate e molto reattive, che per essere guidate richiedono poco più di una flessione dei polsi e un’adeguata pressione sul pedale del gas”. Per questo che si viaggi in configurazione chiusa, in modalità targa oppure open air il coinvolgimento è ai massimi livelli, sempre. Una rarità nei primi anni 2000, oggi ancor di più.

1 su 356 – La TVR Tamora di Passione Classica

Il numero di esemplari costruiti pare sia 356, nonostante alcune fonti aggiungano o tolgano qualche unità. La TVR Tamora di questa pagina non lascia spazio a dubbi: già al momento dell’acquisto le condizioni meccaniche erano molto buone. Sottoscocca impeccabile, motore e cambio regolari ed interventi meccanici puntualmente riportati sul libretto d’uso e manutenzione. Nonostante ciò, ho deciso comunque di effettuare un tagliando completo (documentato) che ha compreso diversi interventi come la sostituzione dei liquidi (olio motore, olio cambio, olio differenziale…), la regolazione del gioco-valvole, fino ad arrivare al cambio degli pneumatici. La tinta cangiante “Tahiti Blue Pearl” si posa alla perfezione sulla carrozzeria, evidenziandone le curve a seconda dell’incidenza della luce; gli interni bicolore Crema/Blu di Prussia completano un abbinamento tra i più riusciti in assoluto (“matching colour e number”).

Nata, secondo il documento ufficiale di produzione, il 24 agosto 2002, è già immatricolata con targa italiana e riporta a libretto la certificazione storica che dà diritto a forti agevolazioni su bollo ed assicurazione. Una roadster nobile e guerriera, concepita come oggi non si fa più; un’azienda storica che ha sempre posto il pilota al centro del progetto, un’auto d’epoca le cui quotazioni sono destinate a salire.

Alla guida – “vicina alla perfezione”

Certo, la piattaforma ed il motore sono gli stessi della Tuscan, ma per mettere a punto la Tamora è stato fatto un profondo lavoro su assetto ed handling in generale e questo si sente nell’immediato, percorsi i primi metri. Se la Tuscan infatti risulta essere un imprevedibile cavallo selvaggio da trattare con molta cautela, questa sua sorellina è quanto di meglio si possa mettere su strada. Ripartizione dei pesi quasi perfetta (51% sull’assale anteriore e 49% sul posteriore), dischi ventilati su tutte e 4 le ruote ed un servosterzo comodo in fase di manovra ma chirurgico durante l’utilizzo sportivo; ideale poi il rapporto tra il passo e la carreggiata, quasi da “golden ratio”. La drastica riduzione degli sbalzi e dei pesi oltre gli assi annulla le inerzie da gestire nei cambi di direzione, a tutto vantaggio di una dinamica di guida che, lo dico con cognizione di causa, è simile a quella di una Lotus Elise. Gomme maggiorate, differenziale posteriore meccanico a slittamento limitato: al volante della Tamora è possibile avvertire il limite di aderenza persino su asfalto bagnato, salvo ricordare che non ci sono ausili elettronici, che tutto è nelle mani del pilota e che quel tutto è una TVR (testa sulle spalle…). Come accennato l’atmosfera a bordo è esclusiva grazie al grande lavoro su design e finiture; non mancano i dettagli racing: primo tra tutti la strepitosa pedaliera in alluminio. Il suono dello scarico, che produce un caratteristico borbottio in rilascio, non risulta mai invadente sotto i 3.000 giri/min; è infatti in allungo che la voce della Tamora si fa rauca e ruvida, via via che la spinta dello Speed Six diventa più costante e decisa. Motore da competizione questo 3.6, più fruibile e migliorato rispetto alle prime unità prodotte; tuttavia per garantirgli un’efficienza sempre ottimale, si rende necessario un corretto approccio che passa dal rispetto delle modalità di utilizzo. Nulla di così strano: in teoria dovrebbe essere una regola valida per tutte le auto (a maggior ragione per quelle ad alte prestazioni), ma i proprietari, si sa, a volte hanno più potere d’acquisto che passione. Una volta che avrete capito di che pasta è fatta Tamora, non troverete altre storiche in grado di darvi un feeling di guida così sincero, unito al piacere di possedere un oggetto raro ed esclusivo come pochi. Basti pensare che questa inglese arrivò seconda classificata al prestigioso premio della rivista “EVO” (ECOTY) come auto del decennio, nel 2009. Fu insolito vedere una TVR posizionarsi davanti ad Aston Martin Vanquish e Lotus Elise, solo per citarne alcune. Ma Harry Metcalfe (il fondatore di Evo) non ci trovò nulla di strano e disse: “È una roadster vicina alla perfezione”. L’Automobile Magazine nel 2002 scrisse: “La Tamora è una di quelle divoratrici di chilometri squisitamente bilanciate e molto reattive, che per essere guidate richiedono poco più di una flessione dei polsi e un’adeguata pressione sul pedale del gas”. Per questo che si viaggi in configurazione chiusa, in modalità targa oppure open air il coinvolgimento è ai massimi livelli, sempre. Una rarità nei primi anni 2000, oggi ancor di più.

1 su 356 – La TVR Tamora di Passione Classica

Il numero di esemplari costruiti pare sia 356, nonostante alcune fonti aggiungano o tolgano qualche unità. La TVR Tamora di questa pagina non lascia spazio a dubbi: già al momento dell’acquisto le condizioni meccaniche erano molto buone. Sottoscocca impeccabile, motore e cambio regolari ed interventi meccanici puntualmente riportati sul libretto d’uso e manutenzione. Nonostante ciò, ho deciso comunque di effettuare un tagliando completo (documentato) che ha compreso diversi interventi come la sostituzione dei liquidi (olio motore, olio cambio, olio differenziale…), la regolazione del gioco-valvole, fino ad arrivare al cambio degli pneumatici. La tinta cangiante “Tahiti Blue Pearl” si posa alla perfezione sulla carrozzeria, evidenziandone le curve a seconda dell’incidenza della luce; gli interni bicolore Crema/Blu di Prussia completano un abbinamento tra i più riusciti in assoluto (“matching colour e number”).

Nata, secondo il documento ufficiale di produzione, il 24 agosto 2002, è già immatricolata con targa italiana e riporta a libretto la certificazione storica che dà diritto a forti agevolazioni su bollo ed assicurazione. Una roadster nobile e guerriera, concepita come oggi non si fa più; un’azienda storica che ha sempre posto il pilota al centro del progetto, un’auto d’epoca le cui quotazioni sono destinate a salire.

Automobile Magazine nel 2002 scrisse: “La Tamora è una di quelle divoratrici di chilometri squisitamente bilanciate e molto reattive, che per essere guidate richiedono poco più di una flessione dei polsi e un’adeguata pressione sul pedale del gas”.

Prezzo

€ 52.000,00

Dal Veneto alla Gran Bretagna - L’accompagnamento

Moony, al secolo Monica Bragato, lanciò “Dove – I’ll Be Loving You” nel 2002; fu il suo primo singolo da solista, dopo aver collaborato con DJ Spiller (ricordo la bellissima “Positive”) e aver fatto parte del gruppo dance dei DB Boulevard (v. “Point Of View”). La talentuosa artista veneta, molto apprezzata anche in UK, ha raggiunto le vette delle classifiche di mezza Europa, diventando tra le più affermate cantanti del genere.

Eccola al Festivalbar del 2002 (Arena di Verona).

``Jayemm on cars``

James Martin, famoso youtuber inglese appassionato di auto, ha provato la Tamora. Ecco il filmato:

Le auto del mio garage

Interessato alla mia TVR Tamora? Scrivimi ora!